La Tempeta

 

LA TEMPÊTA

(Docu-Film, colore/bn, 110’, 2005)

Sinossi

 

La Tempêta racconta la storia di gente comune, persone semplici che hanno lottato, sofferto e ucciso per riappropriarsi di un’identità e di una cultura che vent’anni di dittatura avevano straziato e vilipeso.

Partendo da una visione generale del conflitto ci tuffiamo nella particolarità delle valli alpine con le rivendicazioni dei loro diritti.

Fortemente legato alle testimonianze ed ai ricordi di chi quei giorni li ha vissuti ed ha saputo tradurli in racconti lucidi e ricchi di sentimento, sono accompagnate da fotografie, filmati d’archivio e da una ricostruzione cinematografica di alcuni momenti particolarmente significativi delle dinamiche del periodo (il ruolo delle staffette, i rastrellamenti e la rappresaglie).

Le interviste, a colori, sono il filo conduttore del film, la memoria storica dei vari passi che la lotta di resistenza ha percorso fino al 25 aprile del 1945.

Le ricostruzioni filmiche e le immagini d’archivio, in bianco e nero, ricreano le atmosfere e le sensazioni di quegli anni.

Queste ricostruzioni cinematografiche danno particolare rilievo al lato umano, la paura, il coraggio e la disperazione di chi, costretto a rifugiarsi a duemila metri d’altitudine durante gli inverni alpini per sfuggire ai rastrellamenti, si è dato alla macchia per riaffermare la propria dignità e libertà lottando contro l’occupazione nazi-fascista che aveva annullato ogni sentimento e l’identità del popolo stesso.

Il film è stato girato interamente in Valle d’Aosta, nei luoghi in cui i fatti narrati sono realmente accaduti.

 

Motivazioni

 

Le ragioni che mi hanno spinto a realizzare questo film nascono principalmente dal timore che un aspetto della nostra storia, che ha radicalmente modificato il nostro modo di vivere e pensare la vita, sia manipolato e riadattato alla lotta politica attuale.

Viviamo in anni di revisionismo storico teso a cancellare i valori che hanno mosso migliaia di persone, operai, contadini, militari, piccoli borghesi, artisti... ad imbracciare le armi per difendere la propria identità.

Il sacrificio di migliaia di persone rischia, giorno dopo giorno, di sbiadire e perdere forma col venir meno delle testimonianze dirette di chi quegli anni li ha vissuti e sofferti ed è quel dolore che può evitare amnesie, volontarie o involontarie, e mettere in guardia su quanto è stato e quanto nel mondo è ancora.

Il film è un’occasione per raccogliere delle testimonianze di quella che è stata la nostra storia, di quella “Storia” fatta e vissuta dalla “gente comune” che raccontano la loro vita in rapporto ai grandi eventi che questa ha attraversato.

Un diario visivo di ciò che erano i nostri nonni e di quelle che sono state le fondamenta della nostra identità.

Dalla guerra, alla resistenza, alle lotte operaie, all’Autonomia.

La Struttura

 

L’introduzione storica

L’introduzione è costruita su tre livelli di lettura (immagini, voice off e didascalie) che raccontano, sostanzialmente, le stesse vicende ma con sfumatore e toni differenti. È un accavallarsi di avvenimenti e date che possono creare confusione e distrazione nello spettatore che cerca di seguirli tutti. L’intenzione è quella di trasmettere le sensazioni di confuzione proprie della propaganda.

 

Le interviste

Le interviste ai tre partigiani sono state girate “camera a mano” per dare la sensazione che l’occhio della mdp sia vivo e non semplicemente il mezzo di ripresa. Lo sguardo dello spettatore che segue i racconti dei testimoni.

La scelta di girare parte delle interviste in un tribunale deserto è dovuta al fatto che, negli ultimi anni, la resistenza e i partigiani hanno subito attacchi politici atti a screditarne l’importanza storica che hanno rivestito nella lotta di liberazione e nella costituzione dell’Italia “democratica”. Il fatto che il tribunale sia deserto è perché di partigiani ce ne sono sempre meno ed è una storiache rischia di scomparire e perdersi nella bagarre politica e che nessuno sembra intenzionato a difendere...

 

Il diario della Banda Lexert

Si è scelto di raccontare la vita in montagna dei partigiani sotto il punto di vista di un diario lasciato da una delle bande partigiane più importanti della Valle d’Aosta. Il Diario della Banda Lexert descrive l’esperienza della vita in gruppo dei partigiani, dai primi giorni della costituzione della banda fino alla morte dell’allora comandante (Emile Lexert-Milò) non nascondendo i problemi che hanno incontrato nella vita in clandestinità, ma rimarcandoli cercando di spiegarne le ragioni. Dal mantenimento degli uomini, all’organizzazione, ai malumori e alle incomprensioni.

Un racconto emozionante perché vero, scevro da ogni retorica, che rende il partigiano un uomo, con i suoi pregi e le sue debolezze, e non un eroe lontano nel tempo.

Il ruolo delle staffette

La descrizione del ruolo e dell’importanza delle staffette durante la lotta di resistenza è affidato alla memoria e all’esperienza di Anna Dati, alla quale si affianca la ricostruzione filmica di due momenti particolarmente significativi della sua “storia”.

Il contatto con la città, il reperimento di armi e munizioni, la fuga di prigionieri.

Le rappresaglie

La storia degli undici fucilati che viene raccontata nel film, s’ispira ad un fatto realmente accaduto in Valle d’Aosta, ma del quale non ci sono documentazioni di riglievo. Ci siamo affidati alla memoria di chi, allora, ne aveva sentito i racconti.

L’intenzione è quella di trasmettere l’angoscia, la paura e il delirio che ne può conseguire di un ragazzo che viene prelevato senza alcun motivo e condannato a morire, insieme ad altre dieci persone, per vendicare la morte di un ufficiale tedesco.

Si passa da una situazione “reale” ad una più onirica e deformante, man mano che le ore passano e l’attesa si trasmorma in angoscia e follia.

 

I rastrellamenti

“Tra i partigiani della “Lexert” non c’è alcun sentore di quanto sta per accadere. La presenza delle pattuglie tedesche ha impedito agli informatori di Fénis di segnalare tempestivamente l’arrivo delle colonne nazifasciste... Alla Morgnetta, il giorno del combattimento, sono soltanto in 21.... È già mattino quando i 40 tedeschi e ucraini che hanno risalito la montagna da Clavalité sbucano sul colle, in vista della casa...” (Quelli della Morgnetta, Pier Giorgio Betti)

 

I documenti

All’interno del film ci sono dei brevi documentari con immagini d’archivio (fotografie e filmati) che servono a tracciare il percorso storico in cui i fatti narrati sono avvenuti. Di particolare importanza e, giudizio personale, bellezza è il Film Bérard. Questo è un vero e proprio film girato pochi mesi dopo la liberazione della Valle d’Aosta, con i partigiani che interpretano loro stessi. Le immagini della libarzione di Aosta e dell’ingresso in valle degli alleati sono state le prime immagini girate, la “base” che ha spinto il cineoperatore dell’Istituto Luce Bérard a costruire il primo film sulla lotta di resistenza.

CAST & CREDITS

 

Regia e sceneggiatura: Marcello Vai

Prodotto da: Moebius Films

Direttore della fotografia: Michele D'Attanasio

Suono presa diretta: Alessandro Bianchi

Musica: Amedeo Siriani

Montaggio: Marcello Vai

Post Produzione Audio: Alessandro Bianchi

 

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